La maternità surrogata (MS), conosciuta anche come gestazione per altri (GPA) o utero in affitto, è una tecnica di procreazione assistita in cui una donna, la gestante, porta in grembo un concepito di cui non sarà madre legale. L’espressione indicata viene comunemente utilizzata tanto per il caso in cui la donna gestante mette a disposizione il suo utero dietro corrispettivo, quanto per il caso in cui lo fa a titolo gratuito. Nella maternità surrogata possono essere coinvolte dalle due alle cinque persone. Vi può essere una sola persona, senza partner, che mette a disposizione il proprio seme e ricorre a questa pratica con una donna gestante, utilizzando anche l’ovocita di questa. Vi può essere una coppia uomo-donna che usa il proprio materiale genetico, ovvero quello dell’uomo della coppia e quello della madre gestazionale. Vi può essere una coppia omosessuale composta da due uomini, piuttosto che una composta da due donne. Vi sono cinque persone coinvolte quando sia l’ovocita sia il seme vengono forniti da terzi, l’utero viene messo a disposizione dalla gestante e vi è la coppia che ricorre a tale pratica a cui è destinato il bambino. E’ possibile distinguere tra madre geneticamadre gestazionale e madre sociale, o giuridica, o, ancora, contrattuale. Ancora, il padre genetico e quello sociale possono corrispondere o no. L’espressione maternità surrogata deriva dall’omonimo istituto di diritto civile, la surrogazione, che consiste nella sostituzione del creditore con altra persona; il terzo che paga subentra nelle ragioni del creditore. Ordinariamente l’espressione madre surrogata viene utilizzata al fine di indicare la madre gestazionale.

In Italia la maternità surrogata è una pratica penalmente condannata. Infatti, la legge n.40/2004 all’art. 12 comma 6 del capo V dichiara: “chiunque, in qualsiasi forma, realizza, organizza o pubblicizza la commercializzazione di gameti o di embrioni o la surrogazione di maternità è punito con la reclusione da tre mesi a due anni e con la multa da 600.000 a un milione di euro”.

Anche il Comitato Nazionale per la Bioetica (CNB) ha dichiaratamente condannato questa pratica in modo definitivo, quanto meno con riferimento alla maternità surrogata compiuta dietro corrispettivo. Con la mozione intitolata Maternità surrogata a titolo oneroso, datata 18 Marzo 2016, ha ricordato che “il corpo umano e le sue parti non debbono essere, in quanto tali, fonte di profitto” e che “la maternità surrogata è un contratto lesivo della dignità della donna e del figlio sottoposto come un oggetto a un atto di cessione”. Il CNB, infatti, ritiene che questa ipotesi di “commercializzazione e di sfruttamento del corpo della donna nelle sue capacità riproduttive”, indipendentemente dalla forma del pagamento, sia in “netto contrasto con i principi bioetici fondamentali” che il CNB ha fatto propri.

Fonte: Di Benedetto Matteo, Dott. – Diritto.it

Call Now Button